martedì 4 ottobre 2016

Val Chiusella - Sentiero delle Anime

Il “Sentiero Delle Anime”, Santér dij Anime, è così denominato per le leggende sul transito delle anime dei defunti.

Dal 1971 sono state documentate 12 rocce contenenti circa 136 figure tra coppelle, croci, figure antropomorfe.

Il “Sentiero Delle Anime” si trova a Traversella, in Provincia di Torino.

Raggiunta l'uscita dell'autostrada A5 di Ivrea si imbocca la Pedemontana, Strada Statale 565, in direzione Castellamonte, Cuorgnè, Valchiusella.

A circa 6 Km dal casello autostradale, svoltare a destra sulla Strada Provinciale 222 e, 300 metri dopo, a sinistra sulla Strada Provinciale 64, in direzione Valchiusella, Traversella. 

Si raggiunge Traversella dopo circa 18 Km, prima del paese svoltare a destra verso il parcheggio delle miniere.




Il “Sentiero Delle Anime”, segnavia n. 729, è un itinerario attrezzato, parte da Traversella e raggiunge in circa 2 ore e 30, senza tener conto delle soste per studiare le incisioni, l’abitato di Piani di Cappia, superando un dislivello di quasi 600 m.
La Comunità Montana Valchiusella ha collocato lungo il percorso dei pannelli illustrativi numerati, che riportano il rilievo schematico delle incisioni, la distanza che separa dalle incisioni successive, la posizione dei petroglifi dal pannello, l’altitudine e il nome popolare delle varie rocce.

Il “Sentiero Delle Anime” è un sentiero rinomato e frequentato, un percorso autoguidato di indubbio fascino, unico nel suo genere.

Parallelo al Sentiero delle Anime si può percorrere il “Sentiero Delle Transumanza” con il quale si può comporre un suggestivo ed interessante percorso ad anello.
La borgata di Cappia, le baite Traunt e Pera Fuset sono uno splendido esempio dell'architettura pastorale Valchiusellese.

Giunti ai Piani di Cappia dal “Sentiero Delle Anime” numero 729, segnato con il tratteggio giallo nel primo disegno qui sotto, si scende verso la Frazione Cappia per circa 10 minuti fino a quando si trova un evidente cartello che indica il ritorno in direzione di Traversella, il sentiero di rientro “Sentiero Delle Transumanza” numero 730, tratteggio rosso nel disegno, consente di tornare a Traversella o al rifugio Bruno Piazza, all'altezza della baita di Pera Fuset con una brevissima deviazione si ritorna sul sentiero che porta alla palestra di roccia e quindi al rifugio in 5 minuti.




Escursione


Su un itinerario circolare alla scoperta delle incisioni rupestri delle rocce del “Sentiero Delle Anime”, per osservare meglio le incisioni scegliere giornate poco luminose o, meglio ancora, durante la luce radente del tramonto.

Ci sono due leggende sul significato delle incisioni: la prima si riferisce ai segni lasciati dagli spiriti che transitano continuamente lungo il tracciato, la seconda ricorda il passaggio dei guerrieri valdostani e canavesani morti nel difendere le loro terre dai romani.

Si ritiene che molte di queste incisioni, data la loro posizione, abbiano un significato religioso, prima pagano e poi cristiano. I petroglifi della zona di Traversella sono principalmente di tre tipi:

  • coppelle
  • cruciformi
  • antropomorfi
Le coppelle sono piccole incisioni semisferiche, a volte connesse da canaletti, utilizzate come simbolo solare, di fecondità e di buon augurio.

I cruciformi ricordano la lunga e difficile cristianizzazione delle valli alpine e, data la loro numerosità, indicano che il “Sentiero Delle Anime” doveva essere considerato come una specie di via sacra.

Gli antropomorfi sono una specie di omini stilizzati, alcuni asessuati, altri ben evidenziato, altri ancora rappresentati con braccia aperte e gambe divaricate, a formare "H", nella posizione “dell'orante”, colui che prega. 

Alcuni studiosi suggeriscono comunque di interpretare i segni come parti di scene più complesse.

Percorso
Dal parcheggio attraversare il ponte e, fra due ruderi, seguire la sterrata, segnavia 719 e 729 con indicazioni per la Palestra di Roccia, il “Sentiero Delle Anime” ed il centro di Traversella




Il viottolo conduce in Traversella ed alla piazza del Mercato, qui a destra evidenti segnalazioni indicano la strada per il Rifugio Bruno Piazza, il Rifugio Chiaromonte, la Palestra di Roccia ed il “Sentiero Delle Anime”.

Si sale la via Monte Marzo e, dopo essere passati accanto alle ultime case di Traversella, si entra nel bosco di castagni, betulle e noccioli. 




Su largo sentiero, in breve, si giunge alla roccia "Ròch 'D La Fornas", quota 900 m circa.



Si abbandona la traccia diretta al “Sentiero Delle Anime” per seguire la traccia di sinistra, segnavia 730, “Sentiero Delle Transumanza”


Si oltrepassa la Baita Roncole e si fa un lungo tratto a mezzacosta fino ad una radura erbosa ove è ben visibile una baita con una facciata affrescata. 


Si procede a saliscendi, si passa accanto ad un roccione e si giunge alla radura della baita di Traunt, intersecando sulla sinistra il sentiero per il borgo di Chiara.

Il sentiero rientra fra le betulle raggiungendo tra ripide e svolte il villaggio di Cappia, a mezza costa, fra lievi saliscendi, si giunge nei pressi del borgo, quota 1200 m circa.



Si sale a destra della chiesa lungo un bel sentiero a gradoni di pietra, dopo alcune svolte si interseca il sentiero GTA (Gran Traversata delle Alpi) ed una palina con le indicazioni per Succinto, Fondo e Bocchetta delle Oche a sinistra, Rifugio Chiaromonte, Rifugio Bruno Piazza e “Sentiero Delle Anime” a destra. 




Si prende la traccia di destra, si sale ancora a svolte fino a costeggiare un muretto di pietra che conduce, in breve, alla baite dei Piani di Cappia quota 1350 m circa.




Il sentiero passa accanto ad un pilone votivo, un cartello indica una roccia isolata su cui è inciso l'antropomorfo bisessuato di Cappia in posizione "orante", colui che prega) ovvero con braccia aperte e gambe divaricate come fosse una "H".






Si sale ancora fra le baite e si interseca il bivio fra il sentiero segnavia 707 e 729. per raggiungere le incisioni del prossimo sito bisogna risalire il sentiero di sinistra, verso il Rifugio Chiaromonte, per una decina di minuti, seguendo le indicazioni arancioni fino ad un grosso ometto. 



Poi si cala a sinistra per poche decine di metri e ci si trova alla località "Bech dël Fes-Cèi" quota 1400 m circa, punto più alto di questa escursione. 




Sito particolarmente suggestivo, sia per la panoramicità che per la posizione aggettante. 
La superficie incisa si divide in tre blocchi poligonali, tutti orientati in contropendenza, rivolti a sud ovest, di fronte alla roccia un piccolo terrazzo naturale. 



Sia la roccia che la posizione sembrano particolarmente adatti a confermare l'ipotesi cultuale delle rocce coppellate, si possono identificare 6 coppelline allineate ad angolo retto, 3 coppelle svasate, 1 reticolo di canaletti, 1 croce latina.

Al centro si nota una profondo coppella di circa 7.5 cm di diametro e profonda circa 6 cm nella quale convergono e dalla quale si dipartono 5 canaletti.

La superficie incisa rappresenta coppelle, alcune canalizzate con schema composito, e cruciformi.




Si ridiscende, fra le betulle, al bivio appena lasciato, e si svolta a sinistra, verso Traversella, seguendo al rovescio il “Sentiero Delle Anime”.

Il sentiero si allarga e con lievi saliscendi a mezzacosta conduce in località "Carëtte" quota 1350 m circa, dove un muretto a secco separa due gruppi di incisioni composte da cruciformi incompiuti, cruciformi allegorizzati e un segno apotropaico, di scongiuro degli influssi maligni, a vaschetta.

Più avanti scendendo, in località "Mont ëd la Ròche" quota 1250 m circa, è ben evidente un ulteriore cruciforme pomato apotropaico. 



Successivamente, in località "Mont ëd Rivelle" quota 1175 m circa, si trova la famosa "Roc dij crus" con croci grecizzanti, segni confinari, cruciformi, un quadrato a scacchiera ed un quadrato che incornicia una balestra.



Il masso si presenta come un grosso parallelepipedo la cui superficie superiore assume la forma di un trapezio suddiviso in quattro sezioni da profonde fenditure, la superficie incisa è in contropendenza rispetto al versante.


Si possono individuare 15 croci a braccia quasi uguali, 1 segno confinario, 1 quadrato reticolato, 1 griglia, 1 antropomorfo femminile. Il settore destro ospita quasi unicamente grandi croci. Il settore sinistro, più riccamente inciso, oltre a numerose croci presenta due interessanti quadrati reticolati, unici in zona. Il primo racchiude una croce, il secondo una griglia. Una probabile figura antropomorfa a braccia aperte e gambe a triangolo e coppellina tra le gambe è giustapposta al reticolo grigliato.








A quota 1150 m, in località "Traunt", nota anche come "Pian dij crus", sono ben evidenti cruciformi, una croce allegorizzata, un antropomorfo asessuato, e su un masso posto a destra dello sperone roccioso principale, coppelle e croci grecizzanti, rappresentate su monete celtiche.


Pochi passi e si è all'incisione successiva, sempre in località "Traunt", dove vi è una croce latina su una roccia affiorante del sentiero, probabilmente posta come preannuncio del sito precedente, decisamente più ricco di segni.




Sono presenti 16 croci, 2 cerchi, 1 antropomorfo asessuato, 6 piccole coppelle. 
La superficie è divisa in 4 settori, con predominanza di croci di varia forma, greche, latine, ricrociate. 
Incisioni che lasciano in alcuni casi intravedere colpi da strumento metallico.



Si continua la discesa, si traversa un torrente, e si giunge al "Ròch ëd Tòni" quota 1100 m, dove sono rappresentati cruciformi pomati da coppelle ed un antropomorfo sessuato.



E' situata in un punto particolarmente panoramico verso il torrente di fondovalle, poco a valle del sentiero.

La parte incisa è largo 2.30 m, mentre l'intera superficie è larga 13 m. e presenta 2 croci, 1 antropomorfo schematico a braccia abbassate, 1 antropomorfo femminile schematico con gambe divaricate, la scritta simile a "toni" da cui la roccia prende nome.



Al margine destro è presente una figura femminile con coppellina tra le gambe e piedi divaricati. 

Più sotto, a quota 1070 m, si trova la località "Traunt Alvant", dove è incisa, su una pietra affiorante del sentiero, una grossa coppella che, forse, ingraziava il percorso del viandante.

La traccia di sentiero incrocia la deviazione di sinistra verso la Palestra di Roccia ed in breve conduce al Rifugio Bruno Piazza quota 1050 m.


Su un bel sentiero, a tratti molto ben lastricato, si scende per svolte, si incrocia il segnavia 719, che sale a sinistra verso il Rifugio Chiaromonte, ed in breve si torna al "Ròch 'D La Fornas", dove, prendendo la traccia di sinistra, si ritorna sui proprio passi fino al parcheggio delle miniere.






mercoledì 21 settembre 2016

Handfasting - Celti Italiani


Handfasting significa legare le mani, e proviene dall'antico rituale pagano con il quale gli innamorati si promettevano l'un l'altro. 

Il Handfasting consacra il legame di due anime davanti alla Grande Dea Madre. 

L’atto di legare le mani degli sposi con un nastro, che viene fatto durante la cerimonia, rappresenta l'unione tra le due anime e l’impegno reciproco.

Si potrebbe fare anche senza alcun Druido, semplicemente con l'intenzione di entrambi, in mezzo alla natura. 

Nella storia, il Handfasting era usato dagli antichi celti per consacrare la loro unione di coppia e celebrare il rituale di matrimonio. 

Originariamente si trattava di una promessa che durava un anno e poi veniva rinnovata ogni anno, tuttavia poteva anche diventare permanente, se entrambi gli sposi erano d'accordo.

Nonostante la violenta soppressione della chiesa cristiana ne avesse ridotto moltissimo l'uso, il Handfastig continuò ad essere celebrato per moltissimo tempo, ancora nel 1820 Sir Walter Scott ne parla nel suo libro "The Monastery", anche nel film Braveheart William Wallace celebrò il Handfasting con sua moglie.

Oggi per fortuna la soppressione da parte della chiesa si è ridotta notevolmente, quindi il Handfasting è stato riscoperto dai Wiccan e Neopagani e viene celebrato sempre più da coppie pagane o anche da coppie miste o addirittura da coppie appartenente ad altre religioni.

La religione pagana non ha nulla contro l'omosessualità, quindi il Handfasting si può fare sia tra coppie eterosessuali che omosessuali.

Come ogni rituale magico, anche il Handfasting prende la sua efficacia dai sentimenti di chi lo celebra. Il rituale è solo una consacrazione ufficiale, l'amore dovete mettercelo voi.

Matrimonio Sciamanico - Celtico Antico

La cerimonia viene considerata, molto più importante di una qualsiasi unione coniugale comune tra due persone, per l’insieme delle energie che la natura crea durante la cerimonia stessa, effettuata da un sacerdote Sciamano o Druido.

Durante la cerimonia sono considerate tutte le divinità sacre della Spiritualità Italica. 

Qui, citiamo quelle principali che compongono la dualità: 
Taranis, che rappresentano il lato maschile
Damona, che rappresenta la donna 

in aggiunta a queste due divinità principali è considerato, come elemento creatore, l’acqua, che rappresenta la purezza e simboleggia la forza.

Sirona la divinità dei pozzi, in seguito divenne il dio delle acque e delle acque termali.
Gramnnos la divinità della salute e delle sorgenti curative, marito di Sirona.
Bormanus la divinità della salute associata all'acqua sorgiva gorgogliante.

Gli Sciamani Italiani continuano le tradizioni degli antenati Celti che ritenevano sacro il legame fra un uomo e una donna. 

Legame perfetto ottenuto attraverso dei rituali in cui la coppia era resa prospera e riceveva la felicità completa, attraverso il ricevimento, da parte della Madre Terra, di tutti i prodotti di cui poteva aver bisogno. 

Inoltre, la coppia riceveva protezione.
La cerimonia nuziale Sciamanica è un rito molto semplice, ricostruito seguendo brevi racconti tramandati, in cui la coppia indossa abiti semplici, non esistono lussi. 

La cerimonia inizia al mattino, o almeno sarebbe indicato e avviene in un luogo all'aperto, immerso nella natura, fuori dalla città, fuori dai luoghi comuni e frequentati. 

Il rito inizia con la Cerimonia di Purificazione e Fioritura, seguita dalla Cerimonia dei Quattro Elementi: acqua, aria, terra e fuoco. 

Poi si eseguono una serie di azioni con degli elementi che la coppia porta con sé:
  • dei Bracciali o degli Anelli, che devono essere preferibilmente d’argento o d’oro, che vengono scambiati. 
  • Vari oggetti che la coppia si scambierà e ogni oggetto avrà un significato speciale. 
  • Un brindisi con vino speziato che serve a rafforzare il legame coniugale.

Maponos 2016 - L'Equinozio d’Autunno, la lenta esplosione di un Seme.


Maponos 2016

La lenta Esplosione di un Seme.

Un seme, la sua esplosione, la sua essenza, la sua presenza, la sua potenza.

Un albero è la lentissima esplosione di un seme.

Un seme che viene piantato nella nuda terra, lei ne custodirà il grande potere, tra le sue pareti umide, nel suo utero il seme crescerà.

Giunge così Maponos, l’equinozio d’autunno, arriva portato dal vento come una brezza marina, un ultimo spruzzo di sale che si posa sulla pelle. 

Astronomicamente parlando l’Equinozio d’Autunno quest’anno entrerà il 23 Settembre, ma la cultura celtica prevedeva il festeggiamento di questa celebrazione per tre giorni e quattro notti.

La Magia della natura è in questo piccolo e misterioso segreto, un seme, un piccolissimo progetto, un’idea, un delicato incantesimo che mette radici nel profondo della Terra.

Crescendo e diramandosi oltre l’idea e il pensiero, cresce nel nostro interno, diventa grande all'esterno come un fiume in piena scorre la linfa vitale.

Il seme piccolo diventa un albero. 

Siamo noi quell'albero, siamo noi quel seme. 

Tutti noi sogniamo in grande, così fa il seme, sogna di diventare immenso, e solo con la sua forza di volontà, con il suo potere riuscirà in questa sua impresa.

L’equinozio di autunno è una celebrazione vissuta in effetti come una festa iniziatica rivolta alla ricerca di un nuovo livello di consapevolezza.

È tempo di volgersi all'interiorità, nella parte declinante della Ruota dell’Anno che viaggia dentro noi stessi, entriamo nel tempo del buio per riflettere sui misteri della trasformazione attraverso la morte, giungendo alla consapevolezza del rifiorire della vita.

Maponos è anche il momento di passaggio, quando le porte tra il mondo visibile e quello invisibile diventano sottili. 

Gli antichi celebravano in questo periodo Mithra, signore del cosmo, che era visto come intermediario tra il mondo del divino e quello mortale.

La tradizione vuole che Maponos, come la fase successiva a quella del raccolto che è iniziata a Lughnasadh, il 1 agosto.
La rappresentazione del vino, l’ebbrezza prende il posto d’onore poiché emerge la nostra parte goliardica e festosa, siamo allegri, siamo felici, siamo vivaci, e senza pensieri.

Questo vuole insegnarci che il potere della vita è nascosto nella semplicità, nel vivere senza caricare troppo emotivamente i pensieri, senza ingigantire i problemi.

Per gli antenati celtici era un momento di riflessione sulla stagione appena passata, per celebrare la ricchezza della natura ed accettare che l’estate ormai finita. 

Il giorno del raccolto rappresenta un momento di riposo dopo il duro lavoro, ed un rituale di ringraziamento per i frutti della natura. 

Cosi anche noi dovremmo celebrare l’essenza della vita, il ringraziamento per la Terra, nel rispetto e nella meraviglia che il seme prima o poi diventerà un bellissimo Albero che ci donerà frutti e vita.

giovedì 4 agosto 2016

Casa Forte di Pianit

Scrivendo in questi giorni per le Case Forti del nostro Territorio Celtico del Canavese.

Voglio iniziare con la prima che mi sta particolarmente a cuore.

La Casa Forte di Pianit, a Locana (TO).

Da Cuorgnè si risale la Valle dell’Orco, quando compare l’indicazione Praie si svolta a sinistra, si attraversa il ponte sul fiume Orco, si prosegue sulla stradina in fondo, si svolta a destra e si giunge ad una minuscola piazza dove si parcheggia l’auto. 

Dalla piazzetta di Praie circa 600 m slm, lasciata l'auto, vicino alla chiesa dal campanile pendente, dove si trova una lastra rocciosa recante numerose coppelle, di origine preistorica, che potrebbe essere attinente ad un luogo di culto o forse di sepoltura. 
Ci si incammina prima su stradina, si individuano i cartelli indicativi per Pianit, poi su mulattiera proprio davanti ai cartelli.
La mulattiera vi sale in poco più di un'ora, il sentiero è indicato da un segno rosso, si alza un poco, poi svolta a sinistra, abbastanza evidente, e con comode e ripide svolte giunge al borgo di Pianit circa 800 m dove si trova l'antica Casa Forte o Casa Gemina.
Una breve passeggiata su sentiero immerso in un bosco di castagni, lungo il percorso si trovano diversi ripari sottoroccia e tracce di antiche carbonaie.

La Casa Forte è una Casa Gemina di tradizione Franca risalente a circa il 1200 tra il XII secolo ed il XVII secolo, presenta un notevole paramento in facciata mediante lastre litiche tagliate a forma di rettangolo.

Dietro al borgo si rintraccia la mulattiera che prima sale diretta e poi meno evidente svolta a sinistra e sale all'imboscato Campes, circa 900 m, ora ci porta a destra seguendo segni rossi, poi con un ultimo tratto in ripida salita verso sinistra arriva al borgo di Barchero diviso in tre gruppi di Case Baite, di fianco al gruppo più alto si trova la Chiesetta di San Domenico di Guzman, a circa 1200 m.

Proseguendo si giunge ad una grande Baita ed oltre si entra in un Bosco di Faggi si giunge alla Cima Testà a 1400 m, con una antica Croce Celtica scolpita nella pietra di origine Preistorica, risalente probabilmente all'Età del Ferro.

Proseguendo ancora, si raggiunge l'Alpe Traversa 1700 m.





Casa Forte e Casa Gemina

La casa forte è un'antica residenza signorile fortificata del periodo medievale che ebbe il suo maggiore sviluppo nel periodo dei liberi comuni tra il XII secolo ed il XIV secolo.

Era una "costruzione protetta", utilizzata sia dal signore "rurale" per conservare i prodotti agricoli ed impedirne furti, ma anche dai nobili delle città che, per la difesa, utilizzarono la costruzione di questi edifici collegati tra di loro da cortine murarie e protetti da torri, in modo da costituire un territorio sicuro e difendibile per il gruppo familiare ed i suoi alleati.

Il cuore della struttura fortificata era la torre, una massiccia costruzione quadrata che si sviluppava verticalmente, circondata alla cima da un muro merlato.

L'edificio di solito a pianta rettangolare poteva essere costituito da due o tre piani congiunti internamente da scale di legno, p
oteva essere presente un piano seminterrato, il fondaco

La struttura nata in un primo tempo prettamente per la difesa era caratterizzata da:
  • accentuato sviluppo verso l'alto 
  • chiusura totale e fortificazione del piano terreno che in un primo tempo non aveva comunicazioni verso l'esterno 
  • ogni piano era costituito da uno o due ambienti con scarsa illuminazione a causa delle minime aperture verso l'esterno 
  • ingresso sopraelevato il più delle volte raggiungibile con scale e passerelle mobili 
  • assenza di grandi rifiniture o fregi pregiati 

Generalmente il piano terra fungeva da cucina, il primo da abitazione del Signore ed al terzo alloggiava la servitù.

Con l'avvento della Signoria, la casaforte perse la sua tipica connotazione difensiva e con il tempo ne venne modificata la struttura, passando da "castrum" fortificato a "domus" per le funzioni residenziali, produttive ed economiche.

Sul lato dell'edificio rivolto alla via principale, generalmente è costruito un portone carraio attraverso il quale si accedeva alla corte, un ampio cortile interno dove era presente il rustico, il giardino e l'orto interno.

Esternamente comparvero le finestre a sesto acuto che potevano essere divise verticalmente in due, tre o quattro aperture da colonnine o da pilastrini su cui appoggiavano gli archi. 
A seconda del numero di aperture, la finestra poteva essere classificata in monofora con un'unica apertura, bifora a due aperture, trifora a tre aperture, quadrifora a quattro aperture.

Spesso le finestre presentavano un'ulteriore incorniciatura ad arco e nello spazio tra gli archi erano inserite una decorazione, uno stemma o un'apertura circolare.

Nel periodo rinascimentale, molte finestre cambiarono foggia, trasformandosi in rettangolari divise da una crociera centrale e finestroni crociati.

Il piano nobile era il primo piano della casa forte, così chiamato perché era la residenza vera e propria della famiglia ed era solitamente affrescato e decorato con le imprese della famiglia o contava generalmente le migliori decorazioni interne di tutto l'edificio.

Il piano seminterrato il fondaco, che ebbe il suo principale sviluppo nel XIII secolo, era costruito con un'unica volta a botte, solitamente sostenuta da archi trasversali, era un ambiente adibito al deposito per il ricovero delle merci. 

Il locale solitamente aveva tre aperture che davano sulla via principale. 
L'apertura centrale era più alta e permetteva il transito delle persone, le altre due più basse, erano utilizzate per il carico e scarico delle merci.


giovedì 28 luglio 2016

Lugh - Lughnasadh e Ferragosto

Lúgh è una divinità celtica il "figlio del Sole" o anche "il luminoso".

Dio sacerdotale e militare che proteggeva i mercanti, i viaggiatori e i ladri.
Aveva come epiteti: Esus "il migliore", Teutates "l'uomo della tribù" o "l'uomo del Nord".

In Gallia si ritrova nelle forme romanizzate di Mercurius Artaios, ovvero "il protettore dell'orso", e Mercurius Moccus, ovvero "il protettore del cinghiale".
Le due figure non hanno però valenze naturistiche, bensì regali, infatti orso e cinghiale sono animali simbolo di regalità.

Il Dio Lúgh eccelle in tutte le arti e le tecniche.
Viene raffigurato con la lancia in mano, biondo e senza barba.

Lúgh è considerato il Dio della luce, e veniva chiamato "dio delle mille arti".
Al dio della luce Lúgh è dedicata la festività celtica di Lughnasadh.

Inoltre, diverse località, a lui sacre, portarono il suo nome: si conoscono infatti diverse Lug-dunum, "fortezza di Lúg", diversi Lugdunum erano nell'attuale Francia, ad esempio l'attuale Lione, denominata Loudun e Laon era Lugdunum Clavatum, inoltre Saint-Bertrand-de-Comminges era nominata Lugdunum Convenarum.

Similmente, dalla parola latina Lux, Lucis ovvero "luce", da cui Lucus cioè luci del "bosco sacro".
Da cui deriva il nome della città di Lugo in Spagna, il cui nome originale era Lucus Augusti.

Sia la parola latina Lux, Lucis che il dio della luce Lúgh richiamano la radice protoindoeuropea Leuk ovvero "luminosità".

Lughnasadh ovvero "Festival di Lugh" è una festa tradizionale celebrata il primo di agosto, da questa importante festa il mese in gaelico ha ereditato il nome.
In origine era legata al raccolto "Raduno del pane".

La prime di tre feste che celebrano la stagione del raccolto, le altre sono Maponos e Samonion.
La festa ricorda il sacrificio del Dio, sotto forma di grano: nel suo ciclo di morte, per dare nutrimento alla popolazione, e rinascita, il grano veniva identificato come uno degli aspetti del dio Sole.

Il Ferragosto è una festività di origine popolare celebrata ogni anno il 15 agosto.

Il giorno di Ferragosto è tradizionalmente dedicato alle gite fuori porta con lauti pranzi al sacco e, data la calura stagionale, a rinfrescanti bagni in acque marine, fluviali o lacustri.
Molto diffuso anche l'esodo verso le località montane o collinari, in cerca di refrigerio.

Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti, riposo di Augusto, indicante una festività istituita dall'imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle esistenti e antichissime festività cadenti nello stesso mese, per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli, anche coincidenti con le feste di origine Celtiche.

L'antico Ferragosto, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti.

La festa anticamente cadeva il 1º agosto; lo spostamento si deve alla Chiesa Cattolica, che volle far coincidere la ricorrenza laica con il giorno liturgico dell'Assunzione di Maria.
Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l'impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, buoi, asini e muli, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori.

Nel mondo Celtico erano nominate in onore di Epona divinità passata anche al mondo Romano.
Era la dea dei cavalli e dei muli, la presenza della cornucopia che costituisce un simbolo tipico di questa divinità, pone ancora più in rilievo la sua funzione di protettrice e dispensatrice di doni e fertilità.
Era una divinità di origine gallica e il suo nome è celtico.

Tali antiche tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, durante il "Palio dell'Assunta" che si svolge a Siena il 16 agosto.

La stessa denominazione "Palio" deriva dal "pallium", il drappo di stoffa pregiata che era il consueto premio per i vincitori delle corse di cavalli nell'Antica Roma.